La retórica asociada a la guerra comercial lanzada por EE. UU. parece acercarse a un punto de máxima presión que puede afectar a los mercados europeos 

Tras la reforma fiscal, en el segundo trimestre ha asomado la cabeza otra de las promesas de campaña del presidente de EE. UU., Donald Trump. Los arrebatos iniciales contra prácticas comerciales injustas se dirigieron contra China y el comercio del acero, pero la retórica y la acción han ampliado su campo de acción. Europa y las empresas europeas, junto con otros socios próximos a EE. UU., corren el peligro de ver sus productos afectados por los aranceles.

Europa ya ha contraatacado con la imposición de aranceles a varias marcas estadounidenses emblemáticas, incluidas las motocicletas Harley-Davidson, el Bourbon y los pantalones Levi's.

La administración estadounidense ha amenazado también con ampliarlos a los automóviles, particularmente los procedentes de Europa.

Los aranceles sobre los coches afectarían claramente a Alemania y, por ende, a Europa, aunque el crecimiento actual se apoya en una base más amplia e incluye un elemento interno más fuerte con respecto a hace unos años. De lo que no cabe duda es de que los aranceles provocarán la subida de los precios y aumentarán la presión sobre la inflación. Aunque esta circunstancia pueda resultar inicialmente positiva para los bancos centrales, tras vérselas con la deflación durante años, acelerará las subidas de interés. 

Ninguna teoría económica respalda la idea de que iniciar una guerra comercial hará más rico a nadie que participe o se vea afectado. No es una buena noticia para la economía mundial, ni para el crecimiento de Europa o los beneficios corporativos. Nos inquieta, sin embargo, que la administración actual de EE. UU. no base su decisión en la teoría económica, sino que persiga otros objetivos más políticos. Cruzamos los dedos y esperamos que la actual situación de inestabilidad no prosiga su escalada. En general, no invertimos en empresas relacionadas con materias primas, pero los aranceles se pueden traducir en mayores precios de los insumos, por ejemplo, en la fabricación.

La extensión de los aranceles podría alterar las cadenas de suministros globales en las que confían muchas empresas y afectar a la producción si las mercancías se atascan en las fronteras o se retrasa su entrega. Desde nuestro punto de vista, invertir en empresas con una sólida franquicia, que permita elevar los precios en caso necesario, es la mejor forma de proteger las inversiones.

El Banco Central Europeo ha puesto fecha a la retirada de los estímulos, lo que podría reforzar la valoración de los mercados financieros.

En junio, el Banco Central Europeo informó de que pondrá fin a su programa de compra de deuda en diciembre de 2018. Esta decisión se tomó después de que la eurozona registrara un crecimiento del 2,3 % en 2017, aunque los indicadores más recientes sugieren que la cifra para 2018 podría ser inferior debido al limitado crecimiento de la demanda. El BCE aplicará un enfoque lento a la subida de su tipo de interés, que se sitúa actualmente en el -0,4 %. Cualquier evolución negativa de Italia (el BCE ha sido el mayor comprador de deuda pública italiana durante algún tiempo) puede demorar la subida. 

Celebramos la decisión de normalizar la política monetaria, que debería corregir parte de la asignación inadecuada de capital resultante de las políticas introducidas tras la crisis financiera.

Entre tato, una retirada gradual de los estímulos favorecería la valoración de los mercados financieros.

La temporada de beneficios de Europa correspondiente al segundo trimestre será positiva, lo que puede compensar los acontecimientos potencialmente negativos en Italia.

En las próximas semanas las empresas empezarán a publicar sus cifras del segundo trimestre.

Probablemente, los beneficios de este periodo seguirán mejorando. Las cifras del Índice de Gerentes de Compras (PMI) han sido positivas en términos generales y las acusadas turbulencias monetarias del primer trimestre parecen haberse calmado. Los ingresos continuarán evolucionando de forma positiva y las revisiones al respecto de los analistas también han sido positivas.

Si bien los titulares están dominados por noticias políticas, los ingresos han favorecido la valoración de la renta variable en Europa. Hay indicadores que apuntan a una mejora del ciclo de inversión, entre los que destaca el PMI de Francia, que crece de forma destacada. El fortalecimiento de la economía francesa será positivo no solo para Francia, sino también para Europa en su conjunto, ya que favorecerá a Alemania y permitirá a la UE contrarrestar mejor cualquier acontecimiento negativo que pueda producirse en Italia.

Tom Stubbe Olsen, gestor del fondo Nordea 1 – European Value Fund y fundador de Mensarius AG 

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